Strage di lupi in Abruzzo: veleno nel cuore del parco protetto
Negli ultimi mesi, alcune aree protette della penisola italiana sono diventate teatro di episodi che lasciano sgomenti: predatori selvatici ritrovati senza vita, in circostanze che rimandano a pratiche illegali e deliberate. Non si tratta di fatalità o di incidenti isolati, ma di un fenomeno che rivela una tensione profonda tra comunità rurali, allevatori e la fauna selvatica tutelata dalla legge. Un fenomeno che riguarda anche noi, proprietari di cani, molto più di quanto si possa pensare a prima vista.
Il veleno nei boschi: un pericolo che non conosce confini di specie
Quando si ricorre all'avvelenamento per eliminare predatori selvatici, il rischio non si ferma alla specie bersaglio. Le esche avvelenate disseminate nei boschi e nei pascoli sono indiscriminate per definizione: uccidono qualunque animale le ingerisca, che si tratti di un predatore selvatico, di un rapace, di un cane da pastore o di un animale da compagnia portato a passeggio. In Italia, l'utilizzo di veleni come il carbaril o la stricnina in ambienti aperti è severamente vietato, eppure continua a rappresentare uno degli strumenti più utilizzati nella cosiddetta "lotta informale" alla fauna selvatica.
Per chi porta il proprio cane in montagna, nei boschi o nelle zone rurali, questo scenario impone una consapevolezza concreta. I cani sono curiosi per natura, annusano tutto ciò che trovano a terra e possono ingerire esca avvelenata senza che il proprietario se ne accorga in tempo. Conoscere i sintomi di avvelenamento, salivazione eccessiva, tremori, vomito, collasso, e sapere come agire rapidamente può fare la differenza tra la vita e la morte del proprio animale.
La protezione legale dei predatori e il contesto normativo
In Italia, il lupo è protetto dalla Direttiva Habitat dell'Unione Europea (92/43/CEE) e dalla normativa nazionale. Uccidere, catturare o danneggiare esemplari di questa specie costituisce un reato penale, perseguibile con sanzioni significative. Ciononostante, la percezione diffusa tra alcune categorie di allevatori è che la tutela legale del predatore prevalga sulla tutela economica del bestiame, creando un corto circuito che alimenta frustrazione e, in casi estremi, vendette illegali.
Il punto non è scegliere da che parte stare: è comprendere che la soluzione non può essere il crimine ambientale. Esistono strumenti legali e pratici, recinzioni elettrificate, cani da guardiania addestrati, indennizzi pubblici per i capi predati, che consentono di gestire la convivenza con la fauna selvatica senza ricorrere a pratiche che danneggiano l'intero ecosistema e mettono a rischio anche gli animali domestici.
Il ruolo dei cani da pastore: alleati, non vittime
In questo scenario, i cani da guardiania assumono un ruolo fondamentale. Razze come il Pastore Maremmano-Abruzzese, il Kangal o il Cane da Pastore dei Carpazi sono stati selezionati per millenni proprio per proteggere il bestiame dai predatori, senza eliminarli. La loro presenza scoraggia gli attacchi senza necessità di interventi letali, e rappresenta una delle strategie più efficaci di coesistenza documentate dalla ricerca scientifica.
Purtroppo, anche questi cani sono esposti al rischio delle esche avvelenate, proprio perché vivono e lavorano negli stessi ambienti frequentati dai predatori selvatici. Gli allevatori che li impiegano devono essere formati sul riconoscimento dei sintomi di intossicazione e avere sempre a portata di mano il numero del veterinario di fiducia e, se possibile, dell'antidoto più comune (l'atropina solfato, da somministrare solo sotto indicazione veterinaria).
Cosa può fare un proprietario di cani consapevole
Anche chi non vive in aree rurali o non possiede animali da pascolo può contribuire a un cambiamento culturale. Informarsi, segnalare alle autorità competenti (Forestale, Parchi Nazionali, ASL veterinaria) il ritrovamento di animali morti in circostanze sospette, e non lasciare che episodi del genere rimangano nell'ombra è già un atto civile concreto.
Se si porta il cane in escursione in zone montane o boschive, è utile adottare alcune precauzioni:
- Tenere il cane al guinzaglio nelle aree dove è segnalata la presenza di fauna selvatica o dove sono stati riportati episodi di avvelenamento
- Evitare che annusi o ingerisca carcasse o residui alimentari trovati a terra
- Conoscere i sintomi di avvelenamento e avere il numero del veterinario di guardia sempre disponibile
- Segnalare alle autorità qualsiasi ritrovamento anomalo di animali selvatici morti
- Informarsi sulle aree a rischio prima di un'escursione consultando i siti dei Parchi Nazionali e delle Aree Protette
Conclusione: la biodiversità è un bene di tutti
La presenza di grandi predatori nei nostri ecosistemi non è una minaccia da eliminare, ma un indicatore di salute ambientale. Ecosistemi ricchi di biodiversità sono più stabili, più resilienti e, in ultima analisi, più sicuri anche per l'uomo e per i suoi animali. Difendere la legalità ambientale non è un esercizio ideologico: è una scelta pratica che protegge i nostri boschi, i nostri pascoli e i nostri stessi cani.
Come amanti dei cani, abbiamo ogni ragione per essere tra i più strenui difensori di un ambiente sano e di una fauna selvatica rispettata. Perché il veleno nei boschi non ha un solo bersaglio, e il prossimo a pagarne il prezzo potrebbe essere proprio il nostro.



